mercoledì 20 luglio 2016

Mala Pisnica e rio Patoc

 La valle del Mala Pisnica
Due forre simili, a ridosso di centri abitati, stessi brevi tempi di progressione, qualche calata, ambiente piacevole, e due destini diversi; come si dice oggi, sono i mercati a decidere.
Mancavo da tempo da queste parti, da molti anni, ed ora le cose son cambiate.
 Mala Pisnica esce dietro alle ultime case di Kranjska Gora, si parcheggia alla spiaggia sul Pisnica e passata a piedi la diga di cemento si continua per il sentiero seguendo il cartello per Vitranc, dopo aver preso quota salendo nel bosco si gira a sinistra fino ad arrivare all'inizio del percorso torrentistico, ma al bivio ora c'è uno sbarramento ed un cartello che dice che  il sentiero non ha più manutenzione, infatti in diversi punti è franato. Risultato: una forra alla cui uscita ci sono i bagnanti di Kranjska è oggi diventata uno dei percorsi più isolati della zona per gli amanti del wildrness, un controsenso a pensarci. Destino opposto quello del rio Patoc, il sentiero seminascosto dalla vegetazione dietro alla chiesa di Chiusaforte oggi ha subito un restyling a seguito di qualche gara podistica probabilmente. Una nuova cartellonistica "Giro di Patocco" ora indica la via segnata con spray e fetucce ogni secondo albero, uno sfalcio ad arte evita anche l'occasionale contatto con l'erbazecca ed il tutto facilita la fruizione della forra testimoniata da resinati che hanno sostituito gli spit battuti a mano. Anche il rientro offre la novità della pista ciclabile. Non più il pericoloso attraversamento del Fella che aveva generato occasioni di soccorsi negli anni passati, ma un nastro di asfalto con tanto di segnaletica ora offre il coronamento al mini trekking acquatico Giro di Patocco. Comunque per chi volesse, prima del secondo ponte metallico, quello che attraversa il Fella,  sulla sinistra parte il sentiero che per una cengia a pochi metri sopra l'acqua porta esattamente alla chiesetta di Chiusaforte.

Il rientro del rio Patoc sulla ciclabile

venerdì 8 luglio 2016

Canyoning in Slovenia


Dopo il post sul Susec dove affermavo che "Di tutti i percorsi della Slovenia il Susec è uno dei due che si possono percorrere liberamente senza trasgredire regolamenti locali o leggi nazionali"  ho ricevuto numerose richieste di informazioni, a sentire quello che dicono diverse fonti, in effetti, non si capisce un granchè.  Del resto già nell'introduzione al blog si trova da tempo la presentazione del panorama sloveno dove si dice che  " il canyoning sportivo è sempre stato praticato in Slovenia da un numero limitato di sportivi in confronto all’enorme numero di turisti portati in forra dalle società commerciali presenti nell’area . La pressione antropica nelle forre e nei territori circostanti è notevole e sempre in aumento , questo ha fatto scattare numerosi divieti di percorrenza di determinate forre , giustificati dal fatto che le cascate sono monumento nazionale , in maniera da limitare le presenze e salvaguardare l’ambiente , ogni comune ha messo in atto delle normative locali , a volte esposte con cartellonistica nei pressi delle forre, a volte sconosciuta all’incauto visitatore ma ben nota alla comunità locale , per cui è difficile avere una documentazione scritta , in mancanza della quale è meglio seguire gli usi e costumi locali. Dicorso completamete diverso è quello che riguarda il Parco del Tricorno dove il canyoning è regolamentato dal 2011 , bisogna informarsi presso l'Ente Parco per avere i permessi e conoscere la normativa vigente aggiornata."
L'unica cosa certa che può dare sicuramente un'informazione corretta è quanto riportato sul sito per le attività coordinate fra Italia e Slovenia per la gestione del fiume Isonzo dove si elencano i maggiori siti di tutela.
Due passaggi della discesa del Susec
La legislazione slovena tra le categorie delle aree protette separa aree protette maggiori e minori. Tra le maggiori si annoverano Il Parco nazionale del Triglav, le pendici del Nanos e della foresta di Trnovo ed il corso superiore dell'Idrijca. Tra le minori ci sono le riserve naturali ad alta protezione, sono aree di geotopi, di habitat minacciati, di rare o significative specie vegetali o animali oppure aree importanti per la conservazione della biodiversità, che viene mantenuta anche con un'equilibrata attività umana e sono: Log pod Mangrtom, Riserva naturale Kukla-Razor, Črna prst e Golaki in Smrekova draga. Tra le minori ci sono anche i monumenti naturali, a causa del gran numero di monumenti naturali nel bacino del fiume Isonzo non tutti sono qui menzionati. Oltre al nome del monumento naturale è indicata fra parentesi la disposizione che regola la tutela.   
  • 1. Fiume Isonzo (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 2. Triglav (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 3. Mangrt – cima, sella e versanti meridionali nonché la Grotta sotto Rdeča skala (Mangrška jama) (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 4. Predilnica – torrente, canyon, gole e affluenti (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 5. Možnica – canyon, gole, cascate e ponti naturali (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 6. Valle del Koritnica e Klužka Korita (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 7. Parete di Lokev (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 8. Morež – versanti meridionali (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 9. Trenta - Zapotok (cascate e gole) (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 10. Trenta - Kloma (canyon con cascate) (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 11. Trenta – Mlinarica (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 12. Kriški podi – distesa carsica e laghi (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 13. Valle dei laghi del Triglav (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 14. Boka (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 15. Fiume Nadiža (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 16. Krn - Rdeči Rob (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 17. Lago Krnsko (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 18. Kozjak (cascata e gole)  (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 19. Ročica, Stopnik, Potok e Brsnik (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 20. Tolminka – canyon, fiume, gole (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 21. Cascate e gole sotto il Vrsni (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 22. Cascate Beri e canyon Godiče (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 23. Gačnik (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 24. Burrone di Pršjakova (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 25. Trebuša: sorgente sulfurea (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 26. Divje jezero (Ordinanza che istituisce il Parco regionale di Zgornja Idrijca)
  • 27. Burrone di Bedrova (Ordinanza che istituisce il Parco regionale di Zgornja Idrijca)
  • 28. Suha Idrijca (Ordinanza che istituisce il Parco regionale di Zgornja Idrijca)
  • 29. Kramaršica (Ordinanza che istituisce il Parco regionale di Zgornja Idrijca)
  • 30. Parte del bacino Govškarca (Ordinanza sulla tutela di parte del bacino Govškarca)
  • 31. Gor. Kanomlja – Sorgente nei pressi della grotta Šinkovči e grotta sopra la sorgente (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Idrija)
  • 32. Gor.Kanomlja – valle con canyon a Klama (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Idrija)
  • 33. Doblar, canyon Doblar (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Nova Gorica)
  • 34. Grgar, Slatna, torrente e grotte (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Nova Gorica)
  • 35. Lijak e Skozno, sorgente carsica e ponte naturale con grotta (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Nova Gorica)
  • 36. Il grande ghiacciaio di Paradana, la valle Udorna con la sua flora e il suo sistema di grotte (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Nova Gorica)
  • 37. Vitovlje, lago Za brestom (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Nova Gorica)
  • 38. Lijak e Skozno, sorgente carsica e ponte naturale con grotta (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Nova Gorica)
  • 39. Kožbana, Krčnik – canyon con gole e ponte naturale (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Nova Gorica)
  • 40. L'abetaia nella foresta di Trnovo – zona climatica (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Ajdovščina)
  • 41. Hubelj – zona delle sorgenti e ferriere (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Ajdovščina)
  • 42. Otlica – finestra naturale sotto il paese (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Ajdovščina),

venerdì 1 luglio 2016

Vajo dell'Orsa

Avvicinamento 30min
Discesa 2-3h
Rientro 10min
Corde 1x40m
Difficoltà v3a3IV

L'aroma del caffè fumante accompagna il lento gesto di spalmare la marmellata di ciliegie fatta da Mara, sono all'agriturismo Revena, a Brentino,  pronto per salire accompagnato da Leonardo a Fraine di Sotto e scendere il Vajo in solitaria per fare alcune riprese per il nuovo progetto, un passaggio molto gradito che mi risparmia un lungo avvicinamento a piedi.
 Lasciato alle spalle il piccolo borgo di Fraine di sotto in meno di mezz'ora sono al cavo di acciaio dove, indossata la muta, cominciano una serie di tuffetti e toboga racchiusi in una lussureggiante vegetazione che scompare improvvisamente quando il rio Bissole sparisce nella parte ipogea. Sono qui per questa, una successione di calate superabili tutte senza corda tobogando e tuffando in profonde vasche dall'acqua nera, abbracciate da due pareti contrapposte, altissime e levigatissime,  che pur cercando di toccarsi non riescono mai a farlo, dove la luce riflessa filtra con difficoltà. L'ambiente è unico, non ha nulla da invidiare a forre più blasonate come Sa Fosca, e colloca il Vajo dell'Orsa, secondo il mio parere, nella rosa delle forre più belle d'Italia dove  il gesto sportivo trova il suo naturale spazio di gioco. E' passata un'ora da quando son entrato in acqua e mi ritrovo nella sala delle rocce in bilico, ormai la parte oscura sta terminando e l'azzurro del cielo terso  improvvisamente fa capolino, ora non resta che scendere il caos di blocchi, dove una sequenza di corde fisse facilita le disarrampicate riducendo notevolmente i tempi di percorrenza di questa forra, poi restano ancora le calate più alte da scendere con la corda e la forra termina come è cominciata, in mezzo al bosco, dopo un altra ora di progressione. I tempi di progressione, ormai, si sono dimezzati rispetto a quando scesi il Vajo una ventina di anni fa e questo ci dimostra che qualcosa è cambiato nel canyoning, e sta cambiando tutt'ora. 
L'attrezzatura da torrentismo oscilla lieve alla moderata brezza di fondovalle, si asciuga rapidamente mentre insieme a Mara, Leonardo ed i suoi figli mi godo Olimpo, il prodotto tipico dei vigneti che ci circondano, che nascondono, a chi non conosce, quest'oasi di tranquillità e di atmosfere familiari, punto d'appoggio privilegiato per chi ha bisogno di passare una notte all'uscita del Vajo, in tenda, in camper o nelle stanze amorevolmente restaurate dell'AGRITURISMO REVENA



 Olimpo è il cugino sconosciuto dell'amarone, un vino di uve enantio, tipiche di questa parte della val d'Adige, che vengono fatte appassire fino a fine febbraio dell'anno successivo la vendemmia per poi essere pigiate ed andare incontro ad una fermentazione lenta a temperatura controllata. Il vino viene poi affinato in botte fino ad ottenere quel colore rosso rubino carico, quasi nero, dal profumo fruttato maturo con note di prugna e fico ed un gusto pieno, leggermente tannico, che lo contraddistingue, anche solo per un bicchiere vale la pena arrivare qua.

lunedì 20 giugno 2016

To Be Free - Tendon Teaser


 Fin dai tempi remoti alcuni uomini sono usciti dal gruppo o soli o in piccola compagnia muovendo alla ricerca di terre sconosciute, avidi di esplorare e conoscere cose nuove. E' sempre stato così, certo è che senza questo bisogno di andare oltre le cose note, l'uomo mai avrebbe creato la cultura nella quale vive oggi.

mercoledì 1 giugno 2016

Susec

Avvicinamento 30min
Discesa 2h
Corde 1x50m
Difficoltà v2a3I
Tratto ipogeo
Presentazione
Di tutti i percorsi della Slovenia il Susec è uno dei due che si possono percorrere liberamente senza trasgredire regolamenti locali o leggi nazionali, fino a poco tempo fa bastava pagare una vignetta di pochi euro in loco, attualmente l'accesso è libero. Forra no-rope per eccellenza, si può percorrerlo senza corde in quanto è stata attrezzata una via ferrata lungo tutta la gola e i numerosi tuffi e toboga possono essere bypassati lateralmente, questo lo rende un percorso interessante tutto l'anno, anche in inverno quando l'acqua è ancora fredda, inoltre in questo periodo non ci sono ancora i commerciali ed il Susec offre il suo aspetto più timido ed esclusivo.
Avvicinamento
 Da Bovec si prosegue per Kobarid , attraversato l’abitato di Zaga giriamo a destra dopo il ponte sul Susec ed arriviamo per un breve sterrato al parcheggio sotto l’ultima cascata .
Descrizione
Dietro alla casetta di legno parte il sentiero nel bosco , si passa un ponticello e si prosegue a sinistra all’unico bivio fino ad un boschetto pianeggiante da dove si scende per un canalino fino all’aveo , la prima parte ha numerosi saltini di pochi metri di altezza superabili o come toboga o tuffando , fino a giungere all'unica calata bypassabile da una ferrata da dove ci si può tuffare da una decina di metri . L’ambiente diventa più aperto e dopo esser passati sotto al ponticello si disarrampica per arrivare agli ultimi due toboga , il primo è un vero e proprio salto nel buio seguito da un passaggio ipogeo , il secondo è uno scivolo di 11m. che termina in una stretta pozza , la traiettoria deve essere perfetta altrimenti si rischia di sbattere sulle pareti .
Tuffi dalle sponde nella parta alta


Toboga in grotta

Toboga finale di 11m

mercoledì 18 maggio 2016

La sacca d'armo per il canyoning

4600g
Si ritorna in forra a ripercorrere i nostri itinerari preferiti, buona norma sarebbe avere sempre una sacca d'armo, ma ormai il tam tam mediatico ed una buona preparazione permette ogni tanto di lasciarla a casa, ma qualcuno che si preoccupa di integrare gli ancoraggi ad inizio stagione c'è sempre. La sacca d'armo per integrare gli ancoraggi ( e non quella di emergenza che è tutt'altra cosa ) può essere preparata in diversi modi, se la squadra è numerosa o almeno di tre elementi l'ideale è avere uno zainetto dedicato, trenta litri sono sufficienti come nella foto, che deve contenere: trapano, martello, fix, plachette, maglie rapide e corda da taglio. Quest'ultima è l'elemento fondamentale in una integrazione di ancoraggi, in quanto teoricamente sarebbero da cambiare tutti i cordini laddove presenti, dopo una esposizione al gelo e disgelo della stagione invernale. Solitamente molti usano vecchie corde dinamiche che hanno finito la loro vita già da tempo, buona norma sarebbe, invece, usare una corda nuova statica, come le corde da lavoro, in modo da garantire le sue caratteristiche di tenuta per tutta la stagione.
2300g
 Ovviamente si può vedere il tutto da un'altra angolazione, invece di riattrezzare il percorso basterebbe esser pronti a rimpiazzare un ancoraggio mancante, ad esempio portato via da una frana come nei casi già documentati del versante Alba-Simon-Cuestis nelle Alpi Giulie, in questo caso basta il necessario per stringere qualche fix. Trapanino da 6-8 fori con rispettivi fix, plachette e maillons, martello e chiave, permettono di allestire nuovi ancoraggi permanenti, così facendo il peso della sacca d'armo si riduce della metà.
1500g
Volendo esser ancora più leggeri e speditivi, nel caso di solitarie o tandem, dove il fattore peso acquista il suo vero significato, se la priorità è la velocità della progressione l'idea è quella di poter allestire un ancoraggio nel modo più rapido possibile, anche se dovrà per forza esser integrato successivamente. Trapanino faidate, una chiave, multimonti da 6mm, placchette d'alluminio e fettucce sono il sistema che ho usato in questi ultimi anni, anche se ha un grosso difetto: il trapano soffre gli urti e l'umidità, a meno che non venga trasportato nelle apposite valigette stagne che purtroppo pesano come il trapano stesso. Per cui questa soluzione è ideale per quelle forre dove non ci sono tuffi ed il trapano può esser portato in una normale sacca stagna.
1000g

Per ultima, ma in realtà per prima in ordine di tempo, troviamo la trousse che uso da ormai più di trent'anni , la classica sacca d'armo da speleologia. Un piccolo sacchetto di pvc ospita al suo interno tutto il necessario, spit, placchette e maglie rapide, martello nel suo apposito fodero  e battitore. Ci si può tuffare liberamente e l'acqua può bagnare i vari utensili senza creare alcun problema. Oltre all'ottima acquaticità altro aspetto saliente è la leggerezza, solamente un chilogrammo di peso, da notare due sfumature: il battitore della CT in foto ha la chiave integrata per il serraggio delle placchette, ed il martello è un martello alpinistico e non da speleologia che secondo me è più adatto all'uso in forra, ma questa è una discussione a parte, da notare che questo martello è dotato di cordino e aggancio portamateriali all'imbragatura.

I materiali nelle foto provengono dai cataloghi

martedì 3 maggio 2016

Trangoworld


Il 2016 vede un frammentarsi dei contorni di questa disciplina sportiva, il canyoning, per come la pratichiamo noi, in un crossover narrativo che mescolerà il gesto sportivo in forra al mondo della montagna in generale mostrando anche il lifestyle di contorno, questo per dare un’immagine a 360 gradi di questo sport in modo da abbracciare e mostrare i vari aspetti della nostra attività.  Un primo passo in questa direzione si vede nell’ultimo video per un turismo sportivo girato  in Valtellina l'anno scorso, ecco perchè diventa importante l'attrezzatura specifica non soltanto durante il gesto sportivo ma anche durante la normale vita quotidiana della pratica outdoor. Trangoworld, brand leader nel settore dell'abbigliamento tecnico ci accompagnerà in questo percorso alla scoperta di nuove inquadrature per documentare e condividere anche le più piccole sfumature e scegliere al meglio una cornice che racchiude la nostra attività. Per ora abbiamo provato i capi della nuova collezione per gli avvicinamenti, scoprendo una qualità dei filati che permette un asciugatura rapidissima del tessuto che vanta anche una grande comprimibilità, entrambi  fattori essenziali per il nostro uso.  I prodotti del catalogo Trangoworld sono disponibili da Vidussi a Trieste oppure sul sito Trangoworld