lunedì 22 agosto 2016

CANYON DRY 9.0

Si chiama Canyon Dry, finalmente ha un nome, è da l'anno scorso che la stiamo testando in varie molteplici varianti di colorazione e di diametro, ed oggi si presenta sul mercato con il suo aspetto definitivo. Da quando l'ho sentita scorrere tra le dita la prima volta è nato subito un feeling, dopo il primo impatto con la spalmatura in teflon che non permette l'ingresso dell'acqua la DRY regala al tatto quella morbidezza che apprezzi particolarmente quando ti cali in cascata. Dopo un uso normale ora la stiamo testando in situazioni estreme, ultima la discesa del Cormor in Valmalenco in condizioni di buio totale e con una sospensione di silt fluvioglaciale da metter a dura prova la nuova spalmatura. Prima del verdetto finale bisogna aspettare ancora un po'  per vedere come la DRY reagirà all'uso intenso per un periodo prolungato di tempo, intanto, per gli amanti dei numeri queste sono le sue caratteristiche tecniche ed il video di presentazione con le nostre immagini di canyoning sportivo .
Diameter [mm]9
Weight [g]59
Number of UIAA falls (min.)16
Relative mass of sheath [%]44
Sheath slippage [mm]0.2
Elongation [50 - 150 kg]3.6
Shrinkage [%]1
Tenacity [kN]30
Mini. tenacity with knots [kN]18.4
MaterialPA

giovedì 11 agosto 2016

Incidente mortale nel rio Nero


Purtroppo l'inizio di questa settimana ha portato brutte notizie nel mondo del canyoning locale. L'articolo del Diario di Udine riporta la notizia di un incidente mortale, ad illustrarlo una foto di questo blog come  indicato nella didascalia, la foto di S. Pavan documenta la prima discesa torrentistica del canale della Malga, la cui ultima cascata è un classico itinerario invernale per la risalita di cascate di ghiaccio. L'articolo riporta testualmente quanto segue:
"RESIA – E’ uno dei cosiddetti sport estremi, e ogni tanto gli incidenti capitano. Si tratta del canyoning, la discesa lungo torrenti aiutandosi con tecniche alpinistiche. Lunedì pomeriggio uno sloveno di 37 enne, B.G, (abitava a Idra) ha perso la vita in Val Resia a causa di questa passione.La tragedia è avvenuta in località Tigo. L’uomo, che si trovava in zona insieme alla fidanzata, è caduto in una forra restando impigliato con un piede a testa in giù, sotto il livello dell’acqua.Lanciato l’allarme, sul posto sono intervenuti gli uomini del Cnsas di Moggio Udinese (c’è una sezione del Soccorso alpino specializzata proprio in canyoning) insieme ad alcuni volontari delle sezioni di Cave del Predil. Purtroppo per il 37enne sloveno, all’arrivo dei soccorsi (c’era anche il personale del 118) non c’è stato più nulla da fare.La donna è stata ricoverata in stato di shock all’ospedale di Tolmezzo. E’ stata lei a percorrere diversi chilometri a piedi, dopo l’incidente, fino a che il telefonino è stato in grado di prendere la linea per avvertire i soccorsi. "
Altre numerose testate riportano la notizia e come al solito non si capisce niente su come siano andate le cose. Dalle notizie del forum AIC sembrerebbe che la corda sia rimasta incastrata su una calata durante il recupero ed il fattaccio sia avvenuto nel tentativo di sbloccarla risalendo con i bloccanti. 
Questi sono i fatti, purtroppo l'incastrarsi di una corda è un problema usuale dovuto ad una concomitanza di fattori: il tipo di discensore, il tipo di corda, la tecnica di discesa, il tipo di attrezzamento e sopratutto il posizionamento dell'ancoraggio. Quando succede ci son poche possibilità: uscire dalla forra, se possibile, e ritornare a prendere la corda dall'alto, tagliare la corda e continuare se la lunghezza delle corde rimaste è sufficiente a terminare il percorso, abbandonare la corda incastrata e continuare con una corda di emergenza. A quest'ultima soluzione ci stiamo lavorando quest'anno testando varie possibilità di discesa con corde ultrasottili in kevlar dal peso ridottissimo. Resta il fatto che il maggior pericolo del rio Nero in Val Resia sia la portata d'acqua come già avevo scritto in questo articolo di 4 anni fa.

Rio Nero ( 4 agosto 2012 )


Anni fa lo avevo individuato per esplorarlo , poi , parlando con i canyoners sportivi triestini amanti dell'anonimato , scoprii che loro lo avevano gia' disceso , e mi consigliarono  particolare attenzione alla portata , descrivendolo come un canyon che non lascia spazio ad un errore valutativo . Era un percorso sportivo , ricco di disarrampicate e tuffi , finche' , quando esplorai il Brussine , pubblicai su questo sito anche la scheda del Nero . Portata a conoscenza la comunità torrentistica , subito i friulani dell'aic andarono , armati di trapano , ad attrezzarlo , rendendo questo itinerario più fruibile , infatti sul thread aperto sul loro forum cominciarono i post dei ripetitori , fra cui uno che dice testualmente " Da ripetere dopo qualche precipitazione corposa ".  Consiglio vivamente di non ascoltare questa baggianata , in quanto il Nero è , forse , la forra più pericolosa delle Giulie . Normalmente , quando le altre forre hanno un filo d'acqua , qua trovate una portata sostenuta , in quanto il torrente è alimentato da numerose risorgive che escono in numerosi punti dalla massa olocarsica , rendendo l'acqua sempre fresca , e non risentono del regime pluviale stagionale , ma "buttano fuori" sempre . Ancora oggi le calate sono sotto il potente getto dell'acqua , e l'attrezzamento aggiunto non garantisce la discesa in corda fuori dal flusso , con dei tuffi non proprio elementari si superano questi ostacoli , ma bisogna sempre considerare che ci sono un paio di punti superabili in sicurezza solo da persone con un ottima tecnica di corda , di nuoto e di tuffo , naturalmente con una portata normale , dopo un periodo piovoso questi punti equivalgono ad immergersi in un tritacarne industriale . A complicare la situazione , una imponente frana a monte , scivolata dai piani a franapoggio inclinato come il pendio che caratterizzano l'area , viene attualmente spalmata lungo il profilo dell'alveo , inghiaiando alcune pozze , una volta tuffabili . Consiglio di portarsi dietro una trousse d'armo con qualche chiodo da roccia , che in caso di necessità , sono utili ad attrezzare un paio di calate sulla sinistra orografica , per superarle in sicurezza fuori dal flusso .

domenica 31 luglio 2016

Cormor superiore



Avvicinamento 5min
Discesa 2-3h
Ritorno 20min
Corde 1x50m
Navetta SI
Difficoltà v4a3V

Pochi metri di cemento separano questo singolare itinerario dai milioni di metricubi di acque fluvioglaciali intrappolate da due enormi dighe a monte che sembrano il sorriso del Bernina, ormai da tre anni alcuni tronchi incastrati nelle paratie lasciavano defluire una quantità d'acqua tale da proibire la discesa del Cormor, ora la situazione è ritornata alla normalità e viene rilasciata qualche decina di litri che garantisce una discesa in sicurezza dal divertimento assicurato. Siamo qua, ospiti dell'hotel Moizi a Lanzada, per scoprire l'unicità di questo itnerario e testare la nuova lampada frontale di Climbing Technology e la nuova corda della Tendon in situazioni estreme. La forra comincia tra i massi di una frana con tre calate parzialmente illuminate dalla luce che filtra dall'alto, poi continua con delle buie gallerie nelle quali scorrono le acque del Cormor dove i tre gradi di potenza della Lumex Pro hanno permesso di illuminare, grazie allo zoom,  i primi piani per le riprese con la Gopro per il nuovo progetto, oltre a garantire una progressione con massima visibilità.
 Si continua ora completamente al buio, un paio di calate ben attrezzate con ancoraggi nuovi fanno pensare di essere in grotta, ma si possono tranquillamente recuperare le corde perchè la luce non tarda ad arrivare. La particolarità di queste acque è di essere di origine fluvioglaciale, dal caratteristico color grigio-azzurro per la notevole sospensione di silt, che tra l'altro rende estremamente scivolosa la verde serpentinite del substrato, e per questo abbiamo voluto testare la nuova Canyon Dry 9.0 , in modo da vedere se queste finissime particelle abrasive riescono a penetrare l'intreccio delle fibre ricoperte di teflon che formano la nuova corda che anche al buio offre un'ottima visibilità grazie alla speciale colorazione. Siamo di nuovo al sole, la prima parte buia è finita, siamo sempre nel corso superiore del Cormor, quello inferiore non lo abbiamo percorso per la troppa acqua, e continuiamo dopo un paio di calate per meandri allagati fino a giungere al passaggio più caratteristico, il sifone. Dalle notizie avute eravamo pronti ad immergerci in apnea subito dopo al copertone incastrato, invece abbiamo avuto la sorpresa di trovarlo aperto, ma ci siamo immersi lo stesso per provare la nuova frontale della CT che ha confermato di essere resistente all'acqua ed il test è stata un'occasione per ripetere il passaggio sifonante  più volte. Pian piano, in fondo, un laghetto illuminato dalla luce di taglio, anticipa l'uscita su un ballatoio da dove l'acqua toboga giu per l'ultima calata di 25m, il laghetto alla base è circondato da un bosco meraviglioso da dove parte il sentiero del CAI che seguiamo per il rientro. Sicuramente ci ritorneremo per proseguire la conoscenza di questo itinerario nel suo percorso inferiore, una signora forra che penso abbia regalato un'emozione unica a chi la ha esplorata, e che altri itinerari difficilmente possano eguagliare.



mercoledì 20 luglio 2016

Mala Pisnica e rio Patoc

 La valle del Mala Pisnica
Due forre simili, a ridosso di centri abitati, stessi brevi tempi di progressione, qualche calata, ambiente piacevole, e due destini diversi; come si dice oggi, sono i mercati a decidere.
Mancavo da tempo da queste parti, da molti anni, ed ora le cose son cambiate.
 Mala Pisnica esce dietro alle ultime case di Kranjska Gora, si parcheggia alla spiaggia sul Pisnica e passata a piedi la diga di cemento si continua per il sentiero seguendo il cartello per Vitranc, dopo aver preso quota salendo nel bosco si gira a sinistra fino ad arrivare all'inizio del percorso torrentistico, ma al bivio ora c'è uno sbarramento ed un cartello che dice che  il sentiero non ha più manutenzione, infatti in diversi punti è franato. Risultato: una forra alla cui uscita ci sono i bagnanti di Kranjska è oggi diventata uno dei percorsi più isolati della zona per gli amanti del wildrness, un controsenso a pensarci. Destino opposto quello del rio Patoc, il sentiero seminascosto dalla vegetazione dietro alla chiesa di Chiusaforte oggi ha subito un restyling a seguito di qualche gara podistica probabilmente. Una nuova cartellonistica "Giro di Patocco" ora indica la via segnata con spray e fetucce ogni secondo albero, uno sfalcio ad arte evita anche l'occasionale contatto con l'erbazecca ed il tutto facilita la fruizione della forra testimoniata da resinati che hanno sostituito gli spit battuti a mano. Anche il rientro offre la novità della pista ciclabile. Non più il pericoloso attraversamento del Fella che aveva generato occasioni di soccorsi negli anni passati, ma un nastro di asfalto con tanto di segnaletica ora offre il coronamento al mini trekking acquatico Giro di Patocco. Comunque per chi volesse, prima del secondo ponte metallico, quello che attraversa il Fella,  sulla sinistra parte il sentiero che per una cengia a pochi metri sopra l'acqua porta esattamente alla chiesetta di Chiusaforte.

Il rientro del rio Patoc sulla ciclabile

venerdì 8 luglio 2016

Canyoning in Slovenia


Dopo il post sul Susec dove affermavo che "Di tutti i percorsi della Slovenia il Susec è uno dei due che si possono percorrere liberamente senza trasgredire regolamenti locali o leggi nazionali"  ho ricevuto numerose richieste di informazioni, a sentire quello che dicono diverse fonti, in effetti, non si capisce un granchè.  Del resto già nell'introduzione al blog si trova da tempo la presentazione del panorama sloveno dove si dice che  " il canyoning sportivo è sempre stato praticato in Slovenia da un numero limitato di sportivi in confronto all’enorme numero di turisti portati in forra dalle società commerciali presenti nell’area . La pressione antropica nelle forre e nei territori circostanti è notevole e sempre in aumento , questo ha fatto scattare numerosi divieti di percorrenza di determinate forre , giustificati dal fatto che le cascate sono monumento nazionale , in maniera da limitare le presenze e salvaguardare l’ambiente , ogni comune ha messo in atto delle normative locali , a volte esposte con cartellonistica nei pressi delle forre, a volte sconosciuta all’incauto visitatore ma ben nota alla comunità locale , per cui è difficile avere una documentazione scritta , in mancanza della quale è meglio seguire gli usi e costumi locali. Dicorso completamete diverso è quello che riguarda il Parco del Tricorno dove il canyoning è regolamentato dal 2011 , bisogna informarsi presso l'Ente Parco per avere i permessi e conoscere la normativa vigente aggiornata."
L'unica cosa certa che può dare sicuramente un'informazione corretta è quanto riportato sul sito per le attività coordinate fra Italia e Slovenia per la gestione del fiume Isonzo dove si elencano i maggiori siti di tutela.
Due passaggi della discesa del Susec
La legislazione slovena tra le categorie delle aree protette separa aree protette maggiori e minori. Tra le maggiori si annoverano Il Parco nazionale del Triglav, le pendici del Nanos e della foresta di Trnovo ed il corso superiore dell'Idrijca. Tra le minori ci sono le riserve naturali ad alta protezione, sono aree di geotopi, di habitat minacciati, di rare o significative specie vegetali o animali oppure aree importanti per la conservazione della biodiversità, che viene mantenuta anche con un'equilibrata attività umana e sono: Log pod Mangrtom, Riserva naturale Kukla-Razor, Črna prst e Golaki in Smrekova draga. Tra le minori ci sono anche i monumenti naturali, a causa del gran numero di monumenti naturali nel bacino del fiume Isonzo non tutti sono qui menzionati. Oltre al nome del monumento naturale è indicata fra parentesi la disposizione che regola la tutela.   
  • 1. Fiume Isonzo (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 2. Triglav (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 3. Mangrt – cima, sella e versanti meridionali nonché la Grotta sotto Rdeča skala (Mangrška jama) (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 4. Predilnica – torrente, canyon, gole e affluenti (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 5. Možnica – canyon, gole, cascate e ponti naturali (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 6. Valle del Koritnica e Klužka Korita (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 7. Parete di Lokev (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 8. Morež – versanti meridionali (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 9. Trenta - Zapotok (cascate e gole) (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 10. Trenta - Kloma (canyon con cascate) (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 11. Trenta – Mlinarica (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 12. Kriški podi – distesa carsica e laghi (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 13. Valle dei laghi del Triglav (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 14. Boka (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 15. Fiume Nadiža (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 16. Krn - Rdeči Rob (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 17. Lago Krnsko (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 18. Kozjak (cascata e gole)  (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 19. Ročica, Stopnik, Potok e Brsnik (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 20. Tolminka – canyon, fiume, gole (Legge sul Parco nazionale del Triglav)
  • 21. Cascate e gole sotto il Vrsni (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 22. Cascate Beri e canyon Godiče (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 23. Gačnik (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 24. Burrone di Pršjakova (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 25. Trebuša: sorgente sulfurea (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nel Comune di Tolmin)
  • 26. Divje jezero (Ordinanza che istituisce il Parco regionale di Zgornja Idrijca)
  • 27. Burrone di Bedrova (Ordinanza che istituisce il Parco regionale di Zgornja Idrijca)
  • 28. Suha Idrijca (Ordinanza che istituisce il Parco regionale di Zgornja Idrijca)
  • 29. Kramaršica (Ordinanza che istituisce il Parco regionale di Zgornja Idrijca)
  • 30. Parte del bacino Govškarca (Ordinanza sulla tutela di parte del bacino Govškarca)
  • 31. Gor. Kanomlja – Sorgente nei pressi della grotta Šinkovči e grotta sopra la sorgente (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Idrija)
  • 32. Gor.Kanomlja – valle con canyon a Klama (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Idrija)
  • 33. Doblar, canyon Doblar (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Nova Gorica)
  • 34. Grgar, Slatna, torrente e grotte (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Nova Gorica)
  • 35. Lijak e Skozno, sorgente carsica e ponte naturale con grotta (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Nova Gorica)
  • 36. Il grande ghiacciaio di Paradana, la valle Udorna con la sua flora e il suo sistema di grotte (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Nova Gorica)
  • 37. Vitovlje, lago Za brestom (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Nova Gorica)
  • 38. Lijak e Skozno, sorgente carsica e ponte naturale con grotta (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Nova Gorica)
  • 39. Kožbana, Krčnik – canyon con gole e ponte naturale (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Nova Gorica)
  • 40. L'abetaia nella foresta di Trnovo – zona climatica (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Ajdovščina)
  • 41. Hubelj – zona delle sorgenti e ferriere (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Ajdovščina)
  • 42. Otlica – finestra naturale sotto il paese (Ordinanza sulla proclamazione dei monumenti culturali e storici e dei siti naturali nell’area del comune di Ajdovščina),

venerdì 1 luglio 2016

Vajo dell'Orsa

Avvicinamento 30min
Discesa 2-3h
Rientro 10min
Corde 1x40m
Difficoltà v3a3IV

L'aroma del caffè fumante accompagna il lento gesto di spalmare la marmellata di ciliegie fatta da Mara, sono all'agriturismo Revena, a Brentino,  pronto per salire accompagnato da Leonardo a Fraine di Sotto e scendere il Vajo in solitaria per fare alcune riprese per il nuovo progetto, un passaggio molto gradito che mi risparmia un lungo avvicinamento a piedi.
 Lasciato alle spalle il piccolo borgo di Fraine di sotto in meno di mezz'ora sono al cavo di acciaio dove, indossata la muta, cominciano una serie di tuffetti e toboga racchiusi in una lussureggiante vegetazione che scompare improvvisamente quando il rio Bissole sparisce nella parte ipogea. Sono qui per questa, una successione di calate superabili tutte senza corda tobogando e tuffando in profonde vasche dall'acqua nera, abbracciate da due pareti contrapposte, altissime e levigatissime,  che pur cercando di toccarsi non riescono mai a farlo, dove la luce riflessa filtra con difficoltà. L'ambiente è unico, non ha nulla da invidiare a forre più blasonate come Sa Fosca, e colloca il Vajo dell'Orsa, secondo il mio parere, nella rosa delle forre più belle d'Italia dove  il gesto sportivo trova il suo naturale spazio di gioco. E' passata un'ora da quando son entrato in acqua e mi ritrovo nella sala delle rocce in bilico, ormai la parte oscura sta terminando e l'azzurro del cielo terso  improvvisamente fa capolino, ora non resta che scendere il caos di blocchi, dove una sequenza di corde fisse facilita le disarrampicate riducendo notevolmente i tempi di percorrenza di questa forra, poi restano ancora le calate più alte da scendere con la corda e la forra termina come è cominciata, in mezzo al bosco, dopo un altra ora di progressione. I tempi di progressione, ormai, si sono dimezzati rispetto a quando scesi il Vajo una ventina di anni fa e questo ci dimostra che qualcosa è cambiato nel canyoning, e sta cambiando tutt'ora. 
L'attrezzatura da torrentismo oscilla lieve alla moderata brezza di fondovalle, si asciuga rapidamente mentre insieme a Mara, Leonardo ed i suoi figli mi godo Olimpo, il prodotto tipico dei vigneti che ci circondano, che nascondono, a chi non conosce, quest'oasi di tranquillità e di atmosfere familiari, punto d'appoggio privilegiato per chi ha bisogno di passare una notte all'uscita del Vajo, in tenda, in camper o nelle stanze amorevolmente restaurate dell'AGRITURISMO REVENA



 Olimpo è il cugino sconosciuto dell'amarone, un vino di uve enantio, tipiche di questa parte della val d'Adige, che vengono fatte appassire fino a fine febbraio dell'anno successivo la vendemmia per poi essere pigiate ed andare incontro ad una fermentazione lenta a temperatura controllata. Il vino viene poi affinato in botte fino ad ottenere quel colore rosso rubino carico, quasi nero, dal profumo fruttato maturo con note di prugna e fico ed un gusto pieno, leggermente tannico, che lo contraddistingue, anche solo per un bicchiere vale la pena arrivare qua.