giovedì 28 maggio 2015

Vinadia

Avvicinamento 10min.
Discesa 5-6h
Corde 1x60m.
Difficoltà v3a3V
C20 Vinadia superiore
Presentazione
Nell’estate del 1958 Ignazio Piussi attrezza il torrente Vinadia per conto della Società Adriatica di Elettricità , abbigliati da alpinisti , con il supporto di stivaloni di gomma da pescatore e di un piccolo canotto pneumatico esplorano il torrente , è stata con ogni probabilità, la prima discesa di una gola per la quale sono state utilizzate corde e tecniche alpinistiche . La forra si trova nelle Alpi Carniche ed è forse la più conosciuta per la sua importanza , sia storica che paesaggistica , l'incassamento è notevole , pareti strettissime accompagnano la discesa con saltini e tuffetti fino all'uscita in fondovalle per un totale di 5 km . Il percorso a monte è stato recentemente attrezzato dal Club New Age Onlus con una via ferrata che permette di bypassare i laghetti senza bagnarsi , presso il bar Alla Scala di Vinaio è inoltre possibile noleggiare gratuitamente l'attrezzatura , casco , imbragatura e longe , per percorrere la ferrata ( tel 043374233 )
Avvicinamento
-Dall’uscita autostradale di Carnia si segue per Tolmezzo , superatolo si prosegue sulla SS 52 e prima di Villa Santina si attraversa  il ponte sul  Vinadia con tanto di cartello , girare a destra sulla vecchia strada e parcheggiare all'uscita della forra vicino a delle sbarre , per l’ingresso continuare fino a Villa Santina , al grande incrocio al centro del paese girare per Lauco e proseguire per 12 km seguendo prima per Lauco e poi per Vinaio , prima del paese l’ingresso del Vinadia . 
T4 confluenza Vinadia-Chiantone
Descrizione 
Parcheggiare nello spiazzo di Vinaio , sotto al paese , vicino al ponte sul Vinadia ,  e raggiungere la torretta dell'Enel lungo la strada da dove parte il sentiero segnato con triangoli rossi , raggiunto il greto un suggestivo passaggio con un enorme blocco staccato appoggiato sulla parete ( La tor di Meni dal'Ors ) anticipa la confluenza col Picchions , quindi si continua per un sentiero lungo il greto fino ad una targa in memoria di Ivo Dionisio , da qui con un tuffetto e un meandro allagato la forra si restringe fra alte pareti e continua orizzontale fino ai primi salti non attrezzati che si superano sulla sinistra fra i blocchi seguendo sempre i triangoli rossi , l'ambiente è aperto e facile , poi ritorna un tratto fortemente incassato con un dislivello superabile seguendo una via ferrata con pioli e scalette fino ad una C20  dove finisce la progressione senza corde . La C20 è attrezzata in riva destra con un paio di deviatori se la portata è sostenuta , poi si continua in ambiente aperto con diversi tuffetti fino alla confluenza con il Chiantone . Dalla confluenza comincia la parte più bella della forra , rispetto quella a monte ,  pareti alte 200 metri delimitano una forra maestosa e gigantesca larga in alcuni punti un paio di metri solamente , peccato che l'acqua sparisca in una captazione idrica , dove parte un lungo tunnel sotterraneo che potrebbe essere usato come unica via di fuga lungo tutto il percorso oppure come accesso solo per percorrere il tratto finale . Attrezzare una calata dalla briglia per arrivare al primo tuffo di 10 metri ,  poi qualche tuffetto e 8 calate attrezzate perlopiu' tuffabili , la più alta 30 metri , si susseguono lungo la vecchia via ferrata che ci accompagna fino all'uscita per ancora un paio d'ore di progressione . Il Vinadia è possibile percorrerlo scegliendo altri 2 ingressi , Picchions con ingresso dopo il paese di Vinaio o Chiantone con ingresso dal ponte di Buttea .
T10 Vinadia inferiore

sabato 23 maggio 2015

McKinley - Duffle bag per l'avvicinamento e spedizioni


L'avvicinamento alla zona canyoning può avvenire in due modi, o in automobile oppure in aereo, in entrambi i casi si usano dei contenitori per trasportare e riporre l'attrezzatura spesso bagnata, per i viaggi in aereo si usano i sacchi da spedizione, per quelli in automobile contenitori rigidi per evitare che l'acqua bagni il bagagliaio, purtroppo questi ultimi sono molto voluminosi. Un articolo che soddisfa entrambe le esigenze di trasporto è la Duffle bag,  un borsone spesso impermeabile con una chiusura in alto. Il nome deriva da Duffel, una città in Belgio, dove la borsa ha avuto origine. E 'usato per il trasporto di bagagli o attrezzature sportive per le persone che viaggiano in mezzo alla natura, è spesso utilizzato anche da personale militare, quando viene utilizzato da marinai o marines è talvolta chiamato seabag. Il borsone ha acquisito uno status nei surfers  della California e dell'Australia, portare un borsone era sinonimo di essere (o fingere di essere) un surfer. McKinley della Landjoff ormai fa parte della mia normale attrezzatura da canyoning, con la sua ampia capacità di 130 litri posso riporvi tutta l'attrezzatura personale e di gruppo, comprese le corde. Sta comodamente nel bagagliaio delle normali autovetture, senza dover aver per forza un furgone o un pick up, e posso riporvi l'attrezzatura bagnata senza che l'acqua scoli fuori. La chiusura del coperchio è dotata di cerniera e quattro maniglie sui lati ne facilitano il trasporto, una tasca con cerniera sul lato del borsone serve per la visualizzazione di una targhetta di identificazione quando lo uso per il trasporto in aereo, ed è proprio in questi viaggi che McKinley svela le sue caratteristiche migliori. C'è una tasca con zip interna sul coperchio dove sono custoditi due spallacci regolabili e rimovibili che lo trasformano in una mossa in uno zaino facile da trasportare andando a piedi, inoltre un sistema di  compressione aggiuntiva formato da un cordino con moschettone che passa in due file di ampi occhielli metallici permette di ridurne il volume all'occorrenza, in modo da avere sempre un bagaglio compatto e facilmente gestibile. . Per una migliore resistenza all'abrasione, il fondo e le pareti sono realizzati in PVC da 900g ad alta resistenza in nero. Disponibile in vari colori alla pagina http://landjoff.com/product/84/mckinley.html
( foto tratta dal catalogo LANDJOFF )

sabato 16 maggio 2015

New canyoning film | Official trailer # 1



E’ il territorio più isolato del pianeta
non c’è orizzonte
ci siamo solo noi

Eravamo al limite della sanità mentale
come se fossimo apparizioni, fantasmi
la fiducia cedeva il passo al dubbio

Il mondo crollava
ed ognuno di noi a modo suo era a pezzi
difficile capire chi fosse più folle
io o gli altri

martedì 12 maggio 2015

Canyoning in the Julian Alps


Dopo ben 2 edizioni di Canyoning Alpi Giulie siamo giunti ad un'altra svolta.  Numerosi nuovi percorsi sono stati aperti in questi ultimi anni da Sloveni, Austriaci, Polacchi e Ungheresi, un target internazionale ormai, che richiede un'edizione nuova, non più in italiano, ma in inglese. Inoltre, visto l'alto numero di percorsi, non tutti interessanti, è giunto il momento di selezionare solamente quelli di interesse internazionale, appunto, per cui mi è sembrato inutile riscrivere Canyoning Alpi Giulie in un inglese maccheronico, visto che un libro come lo avrei voluto esisteva già, ed è Canyoning in the Alps di Simon Flower. I percorsi sono veramente ben scelti, e cosa che apprezzo di più, è la divisione in parte superiore ed inferiore per i percorsi più lunghi, che su guide precedenti presentati solo nella versione integrale avevano scoraggiato le loro ripetizioni. I percorsi sono corredati da ottime piantine e sezioni trasversali, e le descrizioni degli avvicinamenti e delle discese sono accurate e precise. Oltre a Carnia ed Alpi Giulie abbiamo anche i migliori torrenti in Dolomiti, lago di Como, Val D'Ossola e Ticino in Svizzera, nonchè qualche percorso in Slovenia ed Austria, Il libro è acquistabile su Amazon o sul sito della casa editrice Cicerone.

mercoledì 29 aprile 2015

International canyoning


Noi di Canyoning Alpi Giulie, ovviamente, amiamo l'acqua. Amiamo le rocce e le forme affascinanti che l'acqua, con il suo incessante scorrere, vi intaglia. Discendere una forra ci permette di accarezzarne le curve sinuose, ora nuotando, ora scivolando, ora tuffandosi in profonde vasche smeraldine, ora calandosi in corda dentro al getto di vertiginose cascate, esattamente come fa l'acqua, fino a divenire parte di essa. Tutto questo ci trasmette ogni volta un'eccitazione e un'esaltazione molto prossime a ciò che altri chiamano comunemente "felicità". Ci è diverse volte capitato di "aprire una forra", ossia di compierne la prima discesa, percorrendo talvolta anfratti in cui nessun uomo prima di noi aveva presumibilmente messo piede. Per questo non possiamo fare altro che amare svisceratamente, senza condizioni, i torrenti e l'ambiente che li circonda. Siamo soltanto sportivi e persone di buon senso e siamo anche geologi, e come tali conosciamo le opere di regimazione idraulica o di captazione idrica e riteniamo che una diga o una presa per l'approvvigionamento idrico non costituiscano un impedimento alla fruizione in senso ludico-sportivo di un determinato corso d'acqua, bensì che la sua regimazione possa perfino migliorarne la percorribilità dal punto di vista torrentistico, in quanto portate troppo elevate rendono notoriamente la discesa di una forra estremamente pericolosa, quando non addirittura mortale, come è successo, purtroppo, l'anno scorso in val Zemola. Ormai è diffuso il turismo fluviale, ed una volta percorsi centinaia di chilometri per arrivare in zona, è difficile rinunciare ad andare in acqua. Sempre più gente ormai si avvicina a questo modo di pensare, forti delle loro tecniche e teorie imparate sui banchi di un corso a pagamento, una volta giunti alla forra difficilmente si tirano indietro, ecco perchè abbiamo  voluto aggiungere alle pagine un paio di schede dettagliate di alcune forre, che hanno un elemento in comune, la presenza di una captazione idrica che ne regola il flusso, quindi agibili per la maggior parte dell''anno con portate controllate. Proposte per un target internazionale che vogliono conoscere i percorsi salienti di questo territorio, infatti  Canyoning Alpi Giulie è sempre più proiettata in questa direzione , abbiamo cominciato il nostro lavoro per un pubblico locale che pian piano è diventato nazionale , ora, ormai, la lingua italiana non è più sufficiente, le persone che cercano informazioni provengono da tutta europa , per cui stiamo tentando di adeguarci ad una comunicazione di più ampio respiro. Il blog può esser letto in qualsiasi lingua, i post sui social networks cominciano ad esser scritti in inglese, un'attenzione particolare alla pubblicazione di itinerari scelti per chi viene tra le nostre montagne a fare una vacanza, e non più un catasto forre completo con anche itinerari di interesse solamente locale, ed un libro con i migliori itinerari scritto in inglese ,tra poco su queste pagine, completeranno la nuova veste di Canyoning Alpi Giulie. Una veste internazionale anche per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo di nuovi materiali per il canyoning sportivo, settore che ci vede supportati da aziende sparse per l'Europa, dalla Bulgaria alla Francia , passando per Cechia e Belgio , alla più vicina Slovenia ed Italia.  Un melting pot vincente, dove contaminazioni di idee e di genti con culture diverse concorrono alla realizzazione di un canyoning  trasversale,  internazionale, in un Europa ormai senza più frontiere,

domenica 19 aprile 2015

Training propriocettivo

Una delle caratteristiche che differenzia il canyoning sportivo dalle altre forme di questa attività è l'allenamento, pur non essendo una disciplina agonistica. Molti sono i modi di allenarsi, dalla palestra per il potenziamento muscolare a corsi di ginnastica per l'agilità, al praticare altri sport . Molto utili per il canyoning sportivo sono gli esercizi propriocettivi, usati ormai obbligatoriamente nelle riabilitazioni, ma in uso anche come allenamento propedeutico ad altri sport dove si usano attrezzi specifici in palestra, ma anche la sabbia della spiaggia va bene, oppure gli scogli frangiflutti, dove si può correre per migliorare il proprio equilibrio.
Nella pratica sportiva gli esercizi propriocettivi devono essere svolti, soprattutto, da tutti gli atleti che praticano un'attività sportiva nella quale il salto è una componente primaria. Nella ricaduta infatti, quando il piede è appoggiato al suolo dopo una fase più o meno lunga di volo, deve sopportare e contrastare tutte quelle forze che il corpo ha acquistato prima e durante il volo stesso,quindi mantenendo una perfetta stabilità in tutta la fase di ammortizzazione.In genere quando un atleta compie un salto può prevedere il punto di caduta avendo una notevole facilità nel controllare, seppur inconsciamente, la posizione del piede al suolo, molto più difficile se invece, durante il salto, l'atleta è costretto a scomporsi in volo modificando la traiettoria del suo baricentro, cosa che rende incontrollata la ricaduta ed il conseguente appoggio sul terreno. Per ridurre i rischi di incidenti, è importante che ogni arto abbia un'attività posturale stabile anche durante la fasi di ammortizzazione senza che si possano creare scompensi e quindi perdita del controllo motorio.
Lo scopo delle esercitazioni propriocettive preventive deve essere quello di rendere più rapido ed automatico il controllo della muscolatura in considerazione del fatto che si possono sviluppare azioni imprevedibili.
Gli esercizi propriocettivi di prevenzione, basati sulla progressiva capacità di resistere agli squilibri, danno la possibilità di un appoggio del piede sempre corretto, stimolando la muscolatura in modo da evitare delle contrazioni isolate, sollecitando gruppi o combinazioni di gruppi muscolari. La ripetizione dell'esercizio fa acquisire sicurezza, rapidità e precisione al gesto.
Ovviamente, tale forma di allenamento è particolarmente importante per soggetti predisposti a traumi distorsivi (caviglia e ginocchio) e come azione preventiva per quelle fasi in cui la stanchezza fisica compare in maniera rilevante.
“L'equilibrio, in realtà, dipende più dalla capacità individuale di recuperarlo quando lo si è perso, piuttosto che dall'abilità a non perderlo”. L'allenamento deve essere finalizzato a indurre la muscolatura a reagire utilizzando il pieno funzionamento di tutte le aree di informazione, affinchè ci sia una corrispondente ed appropriata risposta motoria alla nuova situazione posturale. Il miglioramento dell'equilibrio passa attraverso esercitazioni mirate al mantenimento della posizione voluta, unito ad una elevata capacità di correzione degli sbilanciamenti.
 (tratto da : “I TRAINING PROPRIOCETTIVI” Dott. Cocucci Rossella e Dott. Boni Roberto)
Questo allenamento come ben potete capire è condizionato dalla località ove ci troviamo a vivere, per chi abita in un paese di mare riuscirà tranquillamente a trovare percorsi e tratti di scogli ove poter eseguire al meglio la seduta allenante. E’auspicabile effettuare un buon riscaldamento su strada prima di iniziare a percorrere i tratti di scogliera, dare molta importanza alla mobilità delle articolazioni dei piedi e delle ginocchia , oltre che all'aspetto muscolare, visto che saranno sollecitate abbastanza . Scegliere una percorso con scogli ove comunque si possa correre con una certa costanza e regolarità, alternando tratti più o meno percorribili con diverse pendenze per dare uno stimolo abbastanza efficace sia dal punto di muscolare e sia dal punto di vista cardiovascolare. Inizialmente potrebbe essere sufficiente un allenamento sugli scogli della durata di 20'00 circa continui, poi ogni seduta successiva aumentare di 5/10' in base alla propria condizione fisica e al periodo di preparazione.
Utilizzare scarpe protettive , eventualmente con intersuola similare a quella delle scarpe da trial, e che siano abbastanza ammortizzate, ma non troppo morbide per evitare problemi di appoggio nel momento in cui il piedi prende contatto con gli scogli;
Concentrarsi sulla spinta dei piedi e sull'ampiezza della falcata in base alle difficoltà del percorso, cercando sempre di avere un'ampiezza regolare non troppo eccessiva, per evitare stiramenti eccessivi della muscolatura ed avere reazioni muscolari indesiderate (stiramenti, strappi, contratture).
Alla fine della seduta specifica sugli scogli effettuare un buon defaticamento su strada inserendo tratti di allunghi finali per dare scioltezza e agilità alle gambe, e soprattutto non dimenticarsi di svolgere un ottimo stretching finale che prenda in considerazione tutti i distretti muscolari, e anche le articolazioni delle caviglie sollecitate dagli appoggio irregolari.
Queste tipologie di allenamento , scalini e scogli, sono utilissimi per il miglioramento della spinta dei piedi, della loro reattività, della forza muscolare specifica degli arti inferiori, da non trascurare lo sviluppo dei muscoli stabilizzatori del bacino (addominali, lombari) che devono sopportare carichi intensi nel mantenimento della postura in condizioni di disagio e disiquilibrio. Inoltre, fondamentale soprattutto per l'allenamento sugli scogli, il miglioramento della propriocettività dei piedi visto che si corre su percorso sconnesso e irregolare, il nostro corpo deve mettere in atto tutti i meccanismi preposti al mantenimento dell'equilibrio. Come tutte le nuove proposte allenanti il consiglio è di provare, provare, provare per sperimentare su se stessi i benefici che potreste percepire dopo un periodo piuttosto lungo di allenamento programmato.
(tratto da “ALLENAMENTO SULLO SCOGLIO” RUNNINGZEN)

lunedì 13 aprile 2015

La longe per il canyoning


Le prime longe, probabilmente, sono il moschettone parallelo in ferro con carico di rottura di  500Kg attaccato in vita per agganciarsi sui cavetti delle scalette da speleologia durante la risalita di pozzi particolarmente profondi, o il cordino di sosta sui terrazzini delle vie in montagna. Con la comparsa dei primi discensori e bloccanti la longe trova il suo posto fisso sulle imbragature degli speleologi , è singola, solitamente fatta in fetuccia, successivamente in cordino, e serve sopratutto per passare i frazionamenti. Allo stesso tempo , in montagna , comincia ad esser usata, sempre più con una maggiore specializzazione , per la risalita delle vie ferrate, e diventa doppia con due rami simmetrici. Nei torrenti , ovviamente, la prima a comparire fu quella speleo , a metà degli anni ottanta le affiancavo una seconda , più lunga , che agganciavo all'imbragatura solo all'occorrenza , e poteva essere usata come pedale per la risalita o come staffa in alcune forre attrezzate in maniera eccentrica. Ben presto la longe classica da torrentismo diventò doppia con due rami assimetrici , uno più corto e l'altro più lungo per garantire il montaggio dell’otto in sicurezza , era fatta in fetuccia o in cordino. Successivamente le aziende scoprirono questo articolo e proposero sul mercato le prime longe cucite. Negli ultimi anni c’è stato un gran parlare intorno alla longe, a seguito di articoli che documentavano i limiti di rottura alle prove di carico , fu fatta una gran confusione mescolando alla rinfusa speleologia , torrentismo , ferrate e lavori in quota , ognuno diceva la sua correndo ai ripari e trovando rimedi , alla fine, le prove sul dinamometro di Costacciaro misero fine al dilemma e le conclusioni furono molto semplici e ben documentate , per il canyoning va bene una longe di cordino sia dinamico che statico. .






La longe è fatta di tre elementi , l’attaccatura all’imbragatura , i due rami assimetrici ed i due moschettoni per assicurarsi . I due rami rami assimetrici possono essere in cordino statico o dinamico con dei nodi , in fettuccia annodata  oppure in fettuccia cucita . In questo ultimo caso la lunghezza sarà fissa , in tutti gli altri casi la lunghezza sarà personalizzabile , preferibile più lunga per i neofiti e più corta per i più esperti . L’attaccatura all’imbragatura può avvenire tramite un nodo della longe stessa , una maglia rapida o un moschettone, anche se qualcuno non vede di buon occhio quest’ultimo . Infine i due moschettoni per assicurarsi possono essere a ghiera oppure senza . Queste sono le variabili che mescolate a piacimento danno origine ai tipi di longe che vediamo penzolare in giro per i torrenti. Non voglio parlare dei pro e dei contro dei diversi tipi di longe, ma solamente illustrare semplicemente le principali .  



La trilonge
Usata nel mondo dell’associazionismo , dove incontriamo corsisti portati in forra da leader ed istruttori , domina quella che vien chiamata la “ trilonge “ , un cordino dinamico da 9mm lungo tre metri con un nodo particolare che assicura una dissipazione dell’energia in caso di caduta da quattro metri ! , che vien fissato all’imbragatura con il nodo stesso oppure con una maglia rapida , alle estremità troviamo due moschettoni a ghiera . Ognuna di queste scelte ha la sua spiegazione nelle tecniche di progressione , che vedono grappoli di torrentisti attaccati agli ancoraggi a gestire gli sfregamenti , la longe è solitamente lunga e con queste tecniche il rischio di un fattore di caduta di 1+1 metro esiste , stiamo parlando di una progressione di neofiti ai quali bisogna garantire la sicurezza. 



La bilonge
Premetto che le seguenti sono mie considerazione personali derivanti dal praticare un canyoning dove il team  è formato  da pochi elementi completamente autonomi . Ci si aggancia solamente verso l’alto , mai verso il basso, eliminando il rischioso fattore di caduta 1+1m , ho sempre usato  un moschettone con ghiera, sempre chiusa, per fissarla all’imbragatura, oppure un nodo a bocca di lupo , questo perchè sono moltissimi i casi nella progressione in cui preferisco toglierla e riporla nello zaino, alcuni esempi : superamento di sifoni, tratti a nuoto in corrente , toboga , sequenze di tuffi . Inoltre la possibilità di toglierla rapidamente ti da la possibilità di usarla anche per altri scopi di emergenza. Preferisco una fetuccia statica sia annodata che cucita a cui abbinare due moschettoni senza ghiera oppure  due moschettoni da ferrata  che hanno la particolarità , pur essendo in alluminio , di avere la parte in acciaio laddove si genera l’attrito con i cavi o gli ancoraggi .








La longe cucita
Questo sistema risulta molto pulito non essendoci nessun nodo ed i moschettoni  restano fermi nelle loro asole, solitamente viene fissata all'imbracatura con una maglia rapida infilata nell'asola terminale , visto che è la nipote di quella da speleologia che veniva infilata nel maillon rapide di chiusura dell'imbragatura.  A differenza delle longe cucite in commercio fino ad oggi , la longe in fotografia, la Ypsilon della Climbing Technology, da quest’anno sul mercato, ha la sua peculiarità nel nuovo sistema di attaccatura all’imbracatura che non avviene più tramite maglia rapida o moschettone , ma attraverso un nodo a bocca di lupo particolare che sfrutta un’asoletta in fettuccia che garantisce la dissipazione dell’energia in caso di caduta come avviene per il nodo della trilonge.  E' fatta in poliammide da 16mm , i due rami sono rispettivamente di 30cm e 60 cm.

I moschettoni delle foto provengono dal catalogo Climbing Technology