domenica 19 aprile 2015

Training propriocettivo

Una delle caratteristiche che differenzia il canyoning sportivo dalle altre forme di questa attività è l'allenamento, pur non essendo una disciplina agonistica. Molti sono i modi di allenarsi, dalla palestra per il potenziamento muscolare a corsi di ginnastica per l'agilità, al praticare altri sport . Molto utili per il canyoning sportivo sono gli esercizi propriocettivi, usati ormai obbligatoriamente nelle riabilitazioni, ma in uso anche come allenamento propedeutico ad altri sport dove si usano attrezzi specifici in palestra, ma anche la sabbia della spiaggia va bene, oppure gli scogli frangiflutti, dove si può correre per migliorare il proprio equilibrio.
Nella pratica sportiva gli esercizi propriocettivi devono essere svolti, soprattutto, da tutti gli atleti che praticano un'attività sportiva nella quale il salto è una componente primaria. Nella ricaduta infatti, quando il piede è appoggiato al suolo dopo una fase più o meno lunga di volo, deve sopportare e contrastare tutte quelle forze che il corpo ha acquistato prima e durante il volo stesso,quindi mantenendo una perfetta stabilità in tutta la fase di ammortizzazione.In genere quando un atleta compie un salto può prevedere il punto di caduta avendo una notevole facilità nel controllare, seppur inconsciamente, la posizione del piede al suolo, molto più difficile se invece, durante il salto, l'atleta è costretto a scomporsi in volo modificando la traiettoria del suo baricentro, cosa che rende incontrollata la ricaduta ed il conseguente appoggio sul terreno. Per ridurre i rischi di incidenti, è importante che ogni arto abbia un'attività posturale stabile anche durante la fasi di ammortizzazione senza che si possano creare scompensi e quindi perdita del controllo motorio.
Lo scopo delle esercitazioni propriocettive preventive deve essere quello di rendere più rapido ed automatico il controllo della muscolatura in considerazione del fatto che si possono sviluppare azioni imprevedibili.
Gli esercizi propriocettivi di prevenzione, basati sulla progressiva capacità di resistere agli squilibri, danno la possibilità di un appoggio del piede sempre corretto, stimolando la muscolatura in modo da evitare delle contrazioni isolate, sollecitando gruppi o combinazioni di gruppi muscolari. La ripetizione dell'esercizio fa acquisire sicurezza, rapidità e precisione al gesto.
Ovviamente, tale forma di allenamento è particolarmente importante per soggetti predisposti a traumi distorsivi (caviglia e ginocchio) e come azione preventiva per quelle fasi in cui la stanchezza fisica compare in maniera rilevante.
“L'equilibrio, in realtà, dipende più dalla capacità individuale di recuperarlo quando lo si è perso, piuttosto che dall'abilità a non perderlo”. L'allenamento deve essere finalizzato a indurre la muscolatura a reagire utilizzando il pieno funzionamento di tutte le aree di informazione, affinchè ci sia una corrispondente ed appropriata risposta motoria alla nuova situazione posturale. Il miglioramento dell'equilibrio passa attraverso esercitazioni mirate al mantenimento della posizione voluta, unito ad una elevata capacità di correzione degli sbilanciamenti.
 (tratto da : “I TRAINING PROPRIOCETTIVI” Dott. Cocucci Rossella e Dott. Boni Roberto)
Questo allenamento come ben potete capire è condizionato dalla località ove ci troviamo a vivere, per chi abita in un paese di mare riuscirà tranquillamente a trovare percorsi e tratti di scogli ove poter eseguire al meglio la seduta allenante. E’auspicabile effettuare un buon riscaldamento su strada prima di iniziare a percorrere i tratti di scogliera, dare molta importanza alla mobilità delle articolazioni dei piedi e delle ginocchia , oltre che all'aspetto muscolare, visto che saranno sollecitate abbastanza . Scegliere una percorso con scogli ove comunque si possa correre con una certa costanza e regolarità, alternando tratti più o meno percorribili con diverse pendenze per dare uno stimolo abbastanza efficace sia dal punto di muscolare e sia dal punto di vista cardiovascolare. Inizialmente potrebbe essere sufficiente un allenamento sugli scogli della durata di 20'00 circa continui, poi ogni seduta successiva aumentare di 5/10' in base alla propria condizione fisica e al periodo di preparazione.
Utilizzare scarpe protettive , eventualmente con intersuola similare a quella delle scarpe da trial, e che siano abbastanza ammortizzate, ma non troppo morbide per evitare problemi di appoggio nel momento in cui il piedi prende contatto con gli scogli;
Concentrarsi sulla spinta dei piedi e sull'ampiezza della falcata in base alle difficoltà del percorso, cercando sempre di avere un'ampiezza regolare non troppo eccessiva, per evitare stiramenti eccessivi della muscolatura ed avere reazioni muscolari indesiderate (stiramenti, strappi, contratture).
Alla fine della seduta specifica sugli scogli effettuare un buon defaticamento su strada inserendo tratti di allunghi finali per dare scioltezza e agilità alle gambe, e soprattutto non dimenticarsi di svolgere un ottimo stretching finale che prenda in considerazione tutti i distretti muscolari, e anche le articolazioni delle caviglie sollecitate dagli appoggio irregolari.
Queste tipologie di allenamento , scalini e scogli, sono utilissimi per il miglioramento della spinta dei piedi, della loro reattività, della forza muscolare specifica degli arti inferiori, da non trascurare lo sviluppo dei muscoli stabilizzatori del bacino (addominali, lombari) che devono sopportare carichi intensi nel mantenimento della postura in condizioni di disagio e disiquilibrio. Inoltre, fondamentale soprattutto per l'allenamento sugli scogli, il miglioramento della propriocettività dei piedi visto che si corre su percorso sconnesso e irregolare, il nostro corpo deve mettere in atto tutti i meccanismi preposti al mantenimento dell'equilibrio. Come tutte le nuove proposte allenanti il consiglio è di provare, provare, provare per sperimentare su se stessi i benefici che potreste percepire dopo un periodo piuttosto lungo di allenamento programmato.
(tratto da “ALLENAMENTO SULLO SCOGLIO” RUNNINGZEN)

lunedì 13 aprile 2015

La longe per il canyoning


Le prime longe, probabilmente, sono il moschettone parallelo in ferro con carico di rottura di  500Kg attaccato in vita per agganciarsi sui cavetti delle scalette da speleologia durante la risalita di pozzi particolarmente profondi, o il cordino di sosta sui terrazzini delle vie in montagna. Con la comparsa dei primi discensori e bloccanti la longe trova il suo posto fisso sulle imbragature degli speleologi , è singola, solitamente fatta in fetuccia, successivamente in cordino, e serve sopratutto per passare i frazionamenti. Allo stesso tempo , in montagna , comincia ad esser usata, sempre più con una maggiore specializzazione , per la risalita delle vie ferrate, e diventa doppia con due rami simmetrici. Nei torrenti , ovviamente, la prima a comparire fu quella speleo , a metà degli anni ottanta le affiancavo una seconda , più lunga , che agganciavo all'imbragatura solo all'occorrenza , e poteva essere usata come pedale per la risalita o come staffa in alcune forre attrezzate in maniera eccentrica. Ben presto la longe classica da torrentismo diventò doppia con due rami assimetrici , uno più corto e l'altro più lungo per garantire il montaggio dell’otto in sicurezza , era fatta in fetuccia o in cordino. Successivamente le aziende scoprirono questo articolo e proposero sul mercato le prime longe cucite. Negli ultimi anni c’è stato un gran parlare intorno alla longe, a seguito di articoli che documentavano i limiti di rottura alle prove di carico , fu fatta una gran confusione mescolando alla rinfusa speleologia , torrentismo , ferrate e lavori in quota , ognuno diceva la sua correndo ai ripari e trovando rimedi , alla fine, le prove sul dinamometro di Costacciaro misero fine al dilemma e le conclusioni furono molto semplici e ben documentate , per il canyoning va bene una longe di cordino sia dinamico che statico. .






La longe è fatta di tre elementi , l’attaccatura all’imbragatura , i due rami assimetrici ed i due moschettoni per assicurarsi . I due rami rami assimetrici possono essere in cordino statico o dinamico con dei nodi , in fettuccia annodata  oppure in fettuccia cucita . In questo ultimo caso la lunghezza sarà fissa , in tutti gli altri casi la lunghezza sarà personalizzabile , preferibile più lunga per i neofiti e più corta per i più esperti . L’attaccatura all’imbragatura può avvenire tramite un nodo della longe stessa , una maglia rapida o un moschettone, anche se qualcuno non vede di buon occhio quest’ultimo . Infine i due moschettoni per assicurarsi possono essere a ghiera oppure senza . Queste sono le variabili che mescolate a piacimento danno origine ai tipi di longe che vediamo penzolare in giro per i torrenti. Non voglio parlare dei pro e dei contro dei diversi tipi di longe, ma solamente illustrare semplicemente le principali .  



La trilonge
Usata nel mondo dell’associazionismo , dove incontriamo corsisti portati in forra da leader ed istruttori , domina quella che vien chiamata la “ trilonge “ , un cordino dinamico da 9mm lungo tre metri con un nodo particolare che assicura una dissipazione dell’energia in caso di caduta da quattro metri ! , che vien fissato all’imbragatura con il nodo stesso oppure con una maglia rapida , alle estremità troviamo due moschettoni a ghiera . Ognuna di queste scelte ha la sua spiegazione nelle tecniche di progressione , che vedono grappoli di torrentisti attaccati agli ancoraggi a gestire gli sfregamenti , la longe è solitamente lunga e con queste tecniche il rischio di un fattore di caduta di 1+1 metro esiste , stiamo parlando di una progressione di neofiti ai quali bisogna garantire la sicurezza. 



La bilonge
Premetto che le seguenti sono mie considerazione personali derivanti dal praticare un canyoning dove il team  è formato  da pochi elementi completamente autonomi . Ci si aggancia solamente verso l’alto , mai verso il basso, eliminando il rischioso fattore di caduta 1+1m , ho sempre usato  un moschettone con ghiera, sempre chiusa, per fissarla all’imbragatura, oppure un nodo a bocca di lupo , questo perchè sono moltissimi i casi nella progressione in cui preferisco toglierla e riporla nello zaino, alcuni esempi : superamento di sifoni, tratti a nuoto in corrente , toboga , sequenze di tuffi . Inoltre la possibilità di toglierla rapidamente ti da la possibilità di usarla anche per altri scopi di emergenza. Preferisco una fetuccia statica sia annodata che cucita a cui abbinare due moschettoni senza ghiera oppure  due moschettoni da ferrata  che hanno la particolarità , pur essendo in alluminio , di avere la parte in acciaio laddove si genera l’attrito con i cavi o gli ancoraggi .








La longe cucita
Questo sistema risulta molto pulito non essendoci nessun nodo ed i moschettoni  restano fermi nelle loro asole, solitamente viene fissata all'imbracatura con una maglia rapida infilata nell'asola terminale , visto che è la nipote di quella da speleologia che veniva infilata nel maillon rapide di chiusura dell'imbragatura.  A differenza delle longe cucite in commercio fino ad oggi , la longe in fotografia, la Ypsilon della Climbing Technology, da quest’anno sul mercato, ha la sua peculiarità nel nuovo sistema di attaccatura all’imbracatura che non avviene più tramite maglia rapida o moschettone , ma attraverso un nodo a bocca di lupo particolare che sfrutta un’asoletta in fettuccia che garantisce la dissipazione dell’energia in caso di caduta come avviene per il nodo della trilonge.  E' fatta in poliammide da 16mm , i due rami sono rispettivamente di 30cm e 60 cm.

I moschettoni delle foto provengono dal catalogo Climbing Technology



giovedì 26 marzo 2015

5.10 Canyoneer 3



Nel 2011 Five Ten è stata acquisita da Adidas Group. Molti sapranno che Adidas sono i principali sponsor della manifestazione Sickline in Austria dove hanno venduto in edizione limitata scarpe con una marcata somiglianza con questa nuova versione delle Canyoneer. E’ lecito immaginare che questo modello sia stato ampiamente testato dagli atleti Adidas per un bel po 'di tempo. Il nuovo modello delle Canonyeer è nettamente diverso da quello precedente. Sparite le fibbie che son state sostituite dai lacci, il sistema di allacciatura è molto ben pensato e funziona bene , i lacci possono essere nascosti in una tasca integrata nella parte superiore per ridurre il rischio di impigliarsi in qualche ostacolo , ma alla fine della forra ritroverete i lacci fuori dalla taschina. All'interno si trova una nuova suola in gomma morbida  che dovrebbe ridurre lo sviluppo di odori fetidi . I tasselli della suola sono molto più marcati ed inclinati diagonalmente offrendo un ottimo grip in avvicinamenti tecnici , fuori dai sentieri battuti. 
La talloniera in plastica rigida e la rigidità della suola ed allo stesso tempo l’ottima torsione dei materiali , abbinati ad un disegno completamente nuovo della punta offrono un’esperienza di camminata completamente nuova rispetto al modello precedente. Il grip della suola sull’asciutto , sul bagnato e sul viscido è fenomenale , di gran lunga superiore al modello precedente e ad altre scarpe da canyoning , restano ancora da provare le nuove Adidas. Durante la camminata la scarpa è leggera ed il nuovo disegno del puntale permette gli avvicinamenti con calze normali e la discesa con calzari in neoprene , unico neo il collo della caviglia che stenta ad asciugare e durante la progressione lascia entrare acqua e corpi estranei. Queste son le prime impressioni dopo l'uso in una forra solamente , ora resta da vedere come si comporteranno nel tempo .
Le canyoneer3 sono chiaramente un miglioramento rispetto alle versioni precedenti, sicuramente da consigliare a chi pratica una progressione sportiva , in quanto il grip della suola è fantastico , si trovano sul mercato a 150 euro , il modello per il test ci è stato gentilmente fornito da Canyonstore.be , negozio online per il canyoning .




domenica 15 marzo 2015

JUMP - lo zaino per il canyoning sportivo




Un cuneo , la massima aderenza sulla schiena , la minor resistenza possibile all'ingresso in acqua , queste idee balenavano nella mia mente mentre saltavo in solitaria , tuffavo da dieci metri portando le braccia in alto all'ingresso nella pozza , così lo zaino si sfilava all'ingresso in acqua, ma avrei preferito che restasse là dov'era , senza il rischio di riemergere e vederlo fluttuare a valle trasportato dalla corrente . Quante volte ho dovuto rinunciare ad un tuffo infilando la corda nell'anello per la paura di lanciare lo zaino e non riuscire più a recuperarlo , ma nelle solitarie devi fare continuamente queste scelte , non sei solo , il tuo compagno è lui , lo zaino , e devi riportarlo a casa e lo stesso farà lui con te . Tutti gli zaini si possono indossare in tuffi fino ad una certa altezza , ma Jump quell'altezza la supera , un 'insieme di caratteristiche progettuali lo rendono unico nel suo genere .  Il fondo a cuneo , la forma a gerla , l'estradosso imbottito , l'elevata galleggiabilità con una corda da calata al suo interno senza  bidone stagno, l'apertura sempre aperta per infilare agevolmente la corda , un sistema di chiusure che riducono al minimo le gestualità operative , asole porta materiali e per fissare la corda al suo interno , una patella che scompare per trasformarlo in un kit boule , una immediata evacuazione dell'acqua e l'assenza di fronzoli per un aspetto pulito ed essenziale sono le caratteristiche di Jump .
Quando proposi alla Landjoff queste idee le concretizzarono realizzando un primo prototipo e cominciarono i test , modifica dopo modifica oggi siamo giunti al quarto prototipo , le idee grezze si sono affinate con un certosino lavoro di raspa , lima e carta vetrata , prima grossa e man mano sempre più fine , fino ad arrivare alla versione attuale , dotata dell'innovativo sistema QRC che permette lo sgancio sincrono degli spallacci e del sistema di fissaggio all'imbragatura , altra novità di casa Landjoff , che unisce il canyoneer al suo zaino , aumentando notevolmente la galleggiabilità dell'atleta , sia per l'ingresso in acqua in fase di tuffo che per lunghe nuotate in meandri allagati o per il superamento di zone con flussi turbolenti .
Disponibile sul sito della casa produttrice Landjoff

Primo prototipo
Ultimo prototipo

Modello attualmente in vendita disponibile in arancio - giallo - rosso - verde - blu e nero

Chi fosse interessato ad ulteriori approfondimenti tecnici e maggiori dettagli li troverà nei prossimi giorni su queste pagine


martedì 10 marzo 2015

Catalogo Climbing Technology

Oltre ad essere un catalogo di prodotti , l'elegante impaginazione e la carta di un certo spessore offrono un vero e proprio libro dove la prima trentina di pagina propone una interessante raccolta di contenuti tecnici con illustrazioni da vero manuale . Pur essendo un prodotto dedicato all'alpinismo , anche noi canyoners troviamo interessanti spunti di lettura, come l'esecuzione di semplici nodi o la discesa in corda doppia, per finire un'interessante paginetta illustra i vari tipi di chiusura dei moschettoni . Sfogliando le 170 pagine , pur essendo , ripeto , un catalogo alpinistico , troviamo alcuni articoli specifici per il canyoning , tra cui una imbracatura ed una nuova longe , non mancano  bloccanti , discensori , attrezzatura da armo ed una vasta scelta di moschettoni , con ampio spazio a quelli che usiamo comunemente in forra , di ampia apertura e con il tipo di chiusura a scelta , a seconda dei propri gusti . Il catalogo e' scaricabile al seguente link 
( foto tratta dal catalogo Climbing Technology )

lunedì 16 febbraio 2015

Yggdrasill


Yggdrasill lo chiamano,
alto tronco lambito
d'acqua bianca di argilla.
Di là vengono le rugiade
che piovono nelle valli.